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OPERAZIONE PUMA, 4 ANNI A DIONISIO GALLO. REGGE L’ACCUSA ALMENO PER GLI INDAGATI ECCELLENTI

10 giugno 2008

operazione puma

Regge l’accusa, almeno per gli indagati eccellenti.

Sedici condanne e 33 assoluzioni sono state decise dal gup distrettuale di Catanzaro, Tiziana Macrì, a conclusione della tranche del processo celebrata con il rito abbreviato e scaturita dall’operazione antimafia Puma, scattata nel dicembre 2006 nella fascia jonica a cavallo delle province di Crotone e Catanzaro.

Sul registro degli indagati della Dda finirono 99 persone; fra le accuse, a vario titolo, c’erano associazione mafiosa, estorsione, corruzione, voto di scambio ed altri reati.

La prima fase del processo si è conclusa ieri sera, intorno alle 22, al termine di una camera di consiglio durata la bellezza di dieci ore. Il gup Macrì ha in buona parte accolto le richieste del pubblico ministero antimafia titolare dell’inchiesta, Pierpaolo Bruni. Tra le condanne spiccano quelle del presidente del Crotone calcio ed ex vertice degli industriali crotonesi, Raffaele Vrenna, al quale sono stati inflitti 4 anni di reclusione con l’aggravante del metodo mafioso. Quattro anni anche a Dionisio Gallo, attuale consigliere regionale (ex Udc, recentemente passato con il Pdl), finito nell’inchiesta per fatti risalenti a quando ricopriva la carica di assessore regionale alla Forestazione. L’ex assessore provinciale di Crotone, Giuseppe Puccio, dovrà scontare invece tre anni di reclusione così come Giovanni Puccio, sindaco di Botricello (Catanzaro); ad entrambi veniva contestato l’abuso d’ufficio con l’aggravante (riconosciuta) del metodo mafioso.

Condanne più pesanti per i presunti componenti delle organizzazioni mafiose che, secondo l’accusa, avrebbero controllato alcuni villaggi turistici del comprensorio a cavallo del territorio tra le province di Catanzaro e Crotone. Fiorello Maesano, Luigi Maesano, Tommaso Zicchinello, Paolo Zicchinello ed Antonio Zicchinello sono stati tutti condannati a pene che vanno dai sette agli otto anni. Pene da un anno e 4 mesi e 2 anni invece Luigi Foglia (impiegato), Carmine Piscitelli (imprenditore), Salvatore Tassone (ingegnere), Giuseppe Clarà (imprenditore), Luigi Cotrone, Rosario Scandale e l’impiegata Silvana Alessio.

Fra le 33 persone assolte, oltre ad alcuni operai forestali, ci sono Patrizia Adorno, viceprefetto di Crotone all’epoca dei fatti e Giuseppe Bevilacqua, ex assessore provinciale di Crotone.

Il gup ha ordinato la sospensione condizionale della pena nei confronti di Luigi Foglia, Carmine Piscitelli, Salvatore Tassone, Giuseppe Clarà, Luigi Cotrone, Rosario Scandale e Silvana Alessio.

Degne di nota le pene accessorie. L’interdizione perpetua dai pubblici è stata inflitta a Luigi e Fiorello Maesano, Antonio, Tommaso e Paolo Zicchinello. Interdizione temporanea dai pubblici uffici per Luigi Foglia, Carmine Piscitelli, Dionisio Gallo, Raffaele Vrenna, Giusepp Puccio, Giovanni Puccio, Giuseppe Clarà, Luigi Cotrone, Rosario Scandale e Silvana Alessio. E ancora, Luigi e Fiorello Maesano, Antonio, Tommaso e Paolo Zicchinello, Carmine Piscitelli e Raffaele Vrenna sono stati condannati al risarcimento del danno subìto dalle parte da liquidarsi in separato giudizio civile.

Esclusivamente per alcuni capi d’imputazione, il gup ha infine disposto in non doversi procedere in favore di Dionisio Gallo, Giuseppe Clarà, Luigi Cotrone, Rosario Scandale e Silvana Alessio e l’assoluzione per Luigi e Fiorello Maesano, Tommaso, Paolo e Antonio Zicchinello, Luigi Foglia, Carmine Piscitelli, Dionisio Gallo, Raffaele Vrenna, Giuseppe e Giovanni Puccio e Giuseppe Clarà.

L’operazione Puma scattò a dicembre del 2006, con l’esecuzione di dodici ordinanze di custodia cautelare. Nel corso dei mesi, il numero degli indagatì lievitò fino a 99. Adesso i primi 49 sono stati giudicati con l’abbreviato, sugli altri la parola è passata al Tribunale penale di Crotone. Al centro dell’inchiesta, dunque, un intreccio di interessi, criminali ed elettorali, confluito fra l’altro a Praialonga, villaggio turistico della riviera jonica fra Catanzaro e Crotone. Ai vertici del clan secondo l’accusa ci sarebbero stati i fratelli Luigi e Fiorello che, lontano dalla Calabria, avrebbero impartito le indicazioni generali, decidendo sullo sfruttamento economico di Praialonga e soprattutto mantenendo i rapporti con altri gruppi criminali per la spartizione del controllo sul territorio tra Crotone e Catanzaro.

Articolo di Giuseppe Lo Re – Gazzetta del Sud

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