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SPECIALE MALITO – FABRIZIA GERMANESE, LA “BRIGADIERA”, SI È TOLTA LA VITA NEL CARCERE DI CASTROVILLARI

2 giugno 2008
Alla fine non ce l’ha fatta e ha deciso di togliersi la vita

COSENZA. Il pozzo dell’umiliazione nel quale era sprofondata dopo l’arresto le è sembrato troppo profondo per uscirne e ha deciso di farla finita impiccandosi con i lacci delle sue scarpe alle grate della cella, dopo nemmeno 24 ore dal suo arresto.

A nulla sono valse le precauzioni assunte dal direttore del carcere di Castrovillari, dove era detenuta con l’accusa di spaccio di eroina. Per lei era stata stabilita una sorveglianza speciale. Due agenti di Polizia penitenziaria avevano la consegna di guardarla a vista per evitare che l’impatto con il mondo del carcere, vissuto per la prima volta dall’altro lato delle sbarre, la gettasse in una disperazione senza uscita. Ma lei, che quel mondo conosceva benissimo, evidentemente sapeva come dribblare le precauzioni ed ha beffato se stessa e la sorveglianza dei colleghi. Finisce nel modo più tragico la vicenda di Fabrizia Germaneto, 44 anni di Malito, nubile, appartenente alla Polizia penitenziaria. La donna era stata arrestata appena ieri al termine di una complessa indagine, durata per oltre un anno e partita da un’ attività della Squadra Mobile di Firenze. Da alcuni giorni gli agenti osservavano a distanza la donna, insospettiti dai suoi movimenti a bordo dell’auto con cui percorreva le strade provinciali a tutte le ore, anche in piena notte. Ieri, nei pressi della sua abitazione, quando l’hanno vista salire a bordo della sua auto, i poliziotti hanno deciso di fermarla. Durante il controllo un forte odore di benzina ha allarmato gli investigatori che hanno deciso di sequestrare il mezzo e portare la donna in Questura. I tecnici della polizia scientifica hanno perquisito attentamente l’auto trovando conferma ai loro sospetti. Il serbatoio dell’Audi scura di proprietà della donna era infatti interessato da una modifica effettuata per ricavare un secondo vano dove sono state riscontrate tracce di droga. A quel punto si è deciso di raggiungere l’abitazione della donna dove, in una pertinenza, occultati in un borsone da viaggio c’erano 17 panetti di eroina purissima da 500 grammi ciascuno per un peso complessivo di poco meno di 9 kg. La donna in lacrime non è stata in grado di giustificare il rinvenimento nè tanto meno la modifica all’auto, posta sotto sequestro. La droga sequestrata è stata analizzata confermando una purezza in percentuali assai elevate. Secondo un primo approssimativo calcolo il valore dello stupefacente sequestrato si aggira intorno al milione di euro. Gli investigatori ritenevano che Germanese fosse da tempo in contatto con ambienti di spacciatori di droga. Si esclude, comunque, che l’agente di polizia penitenziaria portasse droga nel carcere di Cosenza o spacciasse la sostanza stupefacente per conto di persone detenute. Ma la verità non la sapremo mai perchè nessuno può più raccontarcela. Non ha tentato nemmeno di difendersi, Fabrizia, ha preferito la morte al fango sulla sua carriera e sulla sua famiglia. Immediate erano scattate le manette ai polsi della donna che nella serata di venerdì era stata trasferita al carcere di Castrovillari in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Un vero e proprio shock per lei che da oltre 15 anni lavorava come agente di Polizia penitenziaria. Gli stessi inquirenti raccontano che durante l’interrogatorio la donna aveva mostrato tutta la sua fragilità, scoppiando più volte in lacrime. Per questo era stata disposta per lei una sorveglianza speciale, che però si è rivelata inutile. La notizia dell’ar – resto ha lasciato di sasso anche i colleghi che non sospettavano nulla sulla doppia vita della loro collega. Fabrizia Germanese, infatti, aveva una grande esperienza nel suo settore che l’aveva portata ad assumere i gradi di soprindendente. Faceva parte, fra l’altro, di un gruppo di agenti scelti, i cossidetti Gom, il Gruppo Operativo Mobile nato nel ‘97 e dipende dal direttore del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. Gli uomini del G.O.M. si occupano di custodia e controllo dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e molto pericolosi; organizzazione ed esecuzione delle traduzioni di detenuti ad alto indice di pericolosità o di collaboratori di giustizia; interventi nelle carceri per il mantenimento dell’ordine e della disciplina in occasione di rivolte e per eseguire perquisizioni. Aveva così lavorato in diverse carceri calabresi, fra cui anche la struttura di Castrovillari. Comprensibile lo stato di disperazione in cui è caduta una volta solcato il cancello del carcere del Pollino. Sulla vicenda del suicidio di Fabrizia Germanese, la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto un’inchiesta. Lo scopo è quello di accertare eventuali responsabilità del personale in servizio di vigilanza alla detenuta, che avrebbe dovuto sorvegliarla a vista. Il PM Baldo Pisani, che conduce l’inchiesta, ha già sentito alcune guardie in servizio nell’isti – tuto di pena e ha disposto il sequestro della cella in cui era rinchiusa la donna e i suoi effetti personali. Inoltre è stata disposta l’autopsia del corpo, che dovrà essere eseguita nei prossimi giorni, con ogni probabilità martedì. Un’autopsia che non scioglierà mai i tanti dubbi legati a questa triste vicenda.

IlQuotidiano della Calabria

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